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Thailandia in moto
Thailandia in moto: arrivato al Triangolo d'Oro

Thailandia in moto | 600 km Da Chiang Mai al Triangolo d’Oro e ritorno

Curiosi di come sia viaggiare attraverso la Thailandia in moto? Anche noi, e l’unico modo per toglierci la curiosità è stato concederci il primo motorobike trip thailandese in direzione Triangolo d’Oro.

Ok, lo ammetto: non mi piace il Natale. Potrà mai essere una colpa? Stando al clima pseudo natalizio che si respira nella vita da expat in Thailandia, dove intanto che fuori ci sono 30° qualcuno comincia a mettersi i cappellini da Babbo (aggiungeteci voi Natale se volete), pare proprio di sì: così ho deciso di regalarmi una pausa sia dalle feste comandate che dal lavoro salutando tutti e andando via per un paio di giorni godendomi la mia prima esperienza di viaggio in Thailandia in moto, scegliendo come destinazione il Triangolo d’Oro.

E va bene che ormai il mondo sia completamente globalizzato, con qualcuno che celebra il Natale in Asia o il Capodanno Cinese in Europa, ma Babbo Natale e le sue renne non potranno mai raggiungervi una volta saliti in sella e lasciata alle spalle la città (in questo caso Chiang Mai) per perdervi tra le bellezze della Thailandia del nord.

Però per favore non fate i turistoni che si attrezzano con gite di gruppo in minibus, scegliete la vita e non ve ne pentirete: noleggiate una moto, accendetela, accelerate e via liberi come il vento, scoprire la Thailandia in moto è davvero tutt’altra cosa.

 

 

Thailandia in moto | Da Chiang Mai al Triangolo d’oro: note importanti

Questo itinerario che vi presentiamo, cioè come raggiungere il Triangolo d’Oro da Chiang Mai e tornare passando per i monti ai confini con la Birmania, è piuttosto semplice in fatto di percorso e offre delle strade belle e abbastanza sicure (diciamo più sicure di altre), ma prima di raccontarvelo ci sono un paio di cose da tenere bene a mente se in generale vi solletica l’idea di viaggiare in Thailandia in moto.

 

  • viaggiare in Thailandia in moto è bellissimo, ma fatelo cercando di sopravvivere. Guidare qui è facile e il più delle volte tranquillo ma ci sono cose a cui dover stare veramente attenti: i Thai generalmente non hanno una guida spericolata ma sono molto distratti, è normale che vi taglino la strada, che svoltino senza usare frecce e che si immettano senza guardare su una strada principale mentre si stanno pettinando o parlano al telefono, quindi è saggio tenerne sempre conto. Personalmente guido la moto in Thailandia tutti i giorni e in linea di massima mi sento più sicuro che a Milano, però cerco di tenere sempre a mente che per le statistiche mi trovo nel 2° Paese al mondo per incidenti mortali e non guido mai tenendo contemporaneamente aperti meno di ventisette occhi.

 

  • visto che siete dei bravi viaggiatori sono sicuro che nessuno di voi sarà così matto da partire senza assicurazione medica però, se avete in programma di viaggiare in Thailandia in moto, è giusto ricordarvi che la maggior parte delle comuni assicurazioni sanitarie copre gli incidenti motociclistici solo per cilindrate fino ai 50cc e che quando noleggerete una moto qui il più delle volte sarà invece un 110cc o 125cc quindi in caso di sinistro la vostra assicurazione vi risponderà ufficialmente marameo. In qualsiasi caso nessuna paura, è un argomento che avevamo già trattato e per il quale ci sono già pronte tutte le informazioni a riguardo.

 

  • come tutto il resto in Thailandia, anche le strade sono belle ma non perfette: potrà capitarvi improvvisamente di trovarvi davanti a buche profonde venti centimetri o a curve che tanto ricordano le montagne russe di un lunapark abbandonato… quindi, al di là che siate dei timorosi principianti o dei piloti duri e puri, state attenti, non fidatevi mai troppo delle strade e cercate di non correre nemmeno quando vi sembra la situazione perfetta per farlo: gli imprevisti sono dietro l’angolo, chiedetelo per esempio a tutti i cani randagi che vi attraverseranno la strada totalmente noncuranti del fatto che non avrete il tempo per frenare.

 

 

 

Thailandia in moto | Da Chiang Mai al Triangolo d’oro: la moto

Viaggiare in Thailandia in moto, a meno che non siate di quei turisti danarosi che non badano a spese, normalmente significa spostarsi anche per molti chilometri con mezzi di piccola cilindrata  (cosa per altro all’ordine del giorno in Thailandia, dove l’Honda Dream in pratica è da considerare come la normale utilitaria di famiglia). Le moto da turismo a cui siamo abituati in Europa sono poche e quasi totalmente dedicate al noleggio appunto per chi se le può permettere (prezzi dagli 800 thb ai 2500 thb al giorno, da € 20 a € 60 circa, un vero capitale in Thailandia), rimanendo per altro moto comunque “piccole”: l’Honda CBR di maggior cilindrata che (raramente) si vede in giro è il 500cc, poco più diffuso il 300cc e piuttosto frequente il 150cc; stessa cosa per la Kawasaki ER, la ER6 è quasi un miraggio mentre si vede abbastanza spesso in giro l’ER3; così come vale anche per le varie moto da enduro, per le quali 250cc sono da considerare quasi la cilindrata massima, soprattutto per i mezzi recenti.

Diciamo che se in Europa una moto 600cc è considerabile medio/piccola qui in Thailandia invece diventa subito un mostro da strada decisamente sopra la media, qualche mese fa vendevano usata una Suzuki GSX-R 1.3 Hayabusa e stando alla cilindrata la gente era convinta che si trattasse di un’automobile… questo perché il mezzo più largamente diffuso in Thailandia è l’Honda Dream 125cc, seguito da una stuoia di motorini simili prodotti da altre marche (di cui il secondo della categoria è l’Honda Wave, praticamente identico al Dream) e direi che sia l’indiscutibile padrone del mercato sia per quanto riguarda i gusti dei Thai che per il noleggio.

L’Honda Dream è un mezzo perfetto perché ha un motore potente se paragonato alla sua stazza ed un cambio a quattro marce (tre per il 110cc) semiautomatico senza frizione che lo trasforma in un vero mulo quando di stratta di arrampicarsi; ma soprattutto ha una meccanica molto molto semplice e, essendo la moto più diffusa in Thailandia, ovunque sarete in caso di guasto sarete sicuramente in grado di trovare qualcuno che sappia metterci le mani e che ne abbia i pezzi di ricambio.

Tutta questa propaganda per l’Honda Dream non è un tentativo per vendervene una, quanto motivo per uno spassionato consiglio: quando andrete a noleggiare un motorino, anche solo per andarci comodamente in giro in città, normalmente vi proporranno o uno scooter automatico da 50cc (di solito tra i 200 e i 300 thb al giorno in base a dove siete, sono € 5 / €7,50 circa) o un’Honda Dream 110cc o 125cc per 150/200 thb, voi sceglierete l’Honda Dream, risparmiando e scegliendo il meglio, perché se anche decideste mai di andarvi ad impegolare in giri come questo mio nel Triangolo d’Oro, si rivelerà un mezzo adeguato che sicuramente non mi abbandonerà alla prima salita. E poi, come dicevamo, qui sono normali le cilindrate basse, quindi anche moto 125cc o 150cc vi faranno stare dalla parte del più forte una volta in strada.

Ma siamo d’accordo, pur essendo un “Dream” non è esattamente il sogno di chi vuole scoprire la Thailandia in moto e, più in generale, non sarà mai il sogno di nessun vero motociclista, però c’è poco da fare: se vorrete qualcosa di diverso dovrete mettere mano al portafogli e permettervi il passo successivo, una Kawasaki D’tracker 125 o 150cc oppure di un’Honda CRF 250, per le quali il budget di riferimento aumenterà fino ai 500/900 thb al giorno (€ 12/ 22,00) ma anche soddisfazione e divertimento cresceranno di conseguenza.

In qualsiasi caso le moto da enduro sembrano concepite per Chiang Mai: scattanti e affidabili in città, perfette per salite curve e tornanti appena si esce un attimo fuori, nate per l’offroad quando si organizzano pomeriggi divertenti… unica pecca nei viaggi lunghi è la comodità, che non è esattamente quella di un mezzo da superturismo e che ogni tanto vi farà guidare in piedi pur di non sentire il sellino sotto il culo per qualche secondo.

In quanto a me che vivo la mia vita motociclistica attraverso dei noleggi mensili (“perché noleggiare mensilmente e non acquistare almeno per il primo anno” prima o poi sarà motivo di un articolo a sé) e quindi con prezzi molto diversi da quelli dei normali noleggi, al momento ho scelto la media perfetta tra piacere d’uso e spesa contenuta: Kawasaki D’trakker 125cc, una moto da enduro semplice semplice che nonostante la bassa cilindrata concede una ripresa da lusso in città e sicuramente più agio e piacere nei giri lunghi rispetto ad un Honda Dream. Nonostante il sincero endorsment riguardo al noleggio occasionale, a me l’Honda Dream non piace: preferisco di gran lunga stare seduto su un qualsiasi altra cosa che assomigli ad una moto.

 

 

 

Thailandia in moto | Da Chiang Mai al Triangolo d’oro : l’itinerario

L’itinerario per raggiungere il Triangolo d’Oro da Chiang Mai è in buona sostanza un circuito ideale lungo più o meno 600 km e io l’ho fatto in due giorni, pernottando una notte a Chiang Rai  più che altro per il piacere di incontrare alcuni amici e rivedere alcuni luoghi.

Per un programma perfetto l’ideale sarebbe dormire nel Triangolo d’Oro e/o a Thaton e/o al Chong Dao. Di seguito tutto il viaggio tappa per tappa, vi consiglio di partire al mattino, né troppo presto né troppo pigramente.

 

 

 

 

TAPPA N°1 (190 km circa) – DA CHIANG MAI A CHIANG RAI 

La prima tratta è davvero facile facile: si tratta di un’unica strada che esce da Chiang Mai (Kaewnawarat Road, è quella che passa vicino all’Arcade Bus Station e che porta al Central Festival) che una volta raggiunto il ring esterno (una sorta di tangenziale) diventa la strada n°118 da seguire per sempre. E’ in qualsiasi caso impossibile perdersi perché le indicazioni per la strada  n°118 e per Chiang Rai cominciano a vedersi già da dentro città.

La strada non è particolarmente entusiasmante né dal punto di vista motociclistico e nemmeno da quello paesaggistico, diciamo che si tratta più che altro di  una tratta di servizio comoda e tranquilla in quanto a percorrenza che, pur non regalando subito emozioni forti, è comunque piuttosto piacevole.

Arrivati a Chiang Rai (se siete partiti per le 9.00 sarà massimo mezzogiorno) è d’obbligo fermarsi a fare almeno tre cose: sgranchirsi le gambe passeggiando per il centro passando per la Torre dell’Orologio e a curiosando tra tutti i bellissimi templi, riprendere la moto per andare a visitare all’imperdibile Black Temple, veramente affascinante e poco fuori città verso nord (sulla strada per Mai Sai, la n°1 che poi diventa AH2), e visitare il White Temple, tempio moderno tanto unico e bello fuori quanto a dir poco opinabile dentro, cosa che in realtà probabilmente farete già prima di arrivare a Chiang Rai, perché il White Temple si trova una decina di chilometri a sud della città sulla strada che appunto arriva da Chiang Mai (sempre la solita vecchia cara n°1 che poi diventa AH2).

Se poi come me, per un motivo o per l’altro, avete voglia di fermarvi a dormire a Chiang Rai, vi consiglio con tutto il cuore di non perdere l’occasione di pernottare almeno una volta alla Chock Dee Guesthouse (si trova in Chet Yot Road, la prendete proprio dalla piazza della torre dell’Orologio): è un posto con un clima molto bello che ha molte colpe riguardo al mio innamoramento per la Thailandia. In qualsiasi caso, se mai decideste di dormire a Chiang Rai, ovviamente non perdetevi tutte le notizie di chi ci è stato apposta per scrivervi come godervela al meglio.

 

 

 

 

 

TAPPA N°2 (90 km circa) – DA CHIANG RAI AL TRIANGOLO D’ORO

Che vi siate appena risvegliati dopo una notte alla Chok Dee Guesthouse o che abbiate semplicemente finito il vostro giro turistico a Chiang Rai, per ripartire e proseguire verso il Triangolo d’Oro è molto semplice: uscite dalla città verso nord prendendo la strada n°1 che poi diventa AH2 in direzione Mai Sai, proseguite dritto fino a Mae Chan (sono circa 40 km da Chiang Rai) per poi seguire le indicazioni verso il Triangolo d’Oro, che vi faranno svoltare a destra per prendere la strada n°1016 fino a Chiang Saen (altri 40 km circa da Mae Chan).

Una volta arrivati a Chiang Saen ci sono un paio di cose fondamentali da considerare e io per farlo ho sono tolto casco, guanti e ammennicoli vari prendendomi una pausa di riflessione e nicotina: tanto per cominciare quello di fronte a voi (la strada 1016 finisce proprio di fronte al fiume) è il Mekong, che per me sempre avrà un fascino speciale e mi fermo a contemplarlo ogni volta che me lo ritrovo sulla mia strada, e poi siete già nel Triangolo d’Oro, un’area dal sapore mitologico se pensate quali frequentazioni e quali equilibri erano abituali in quest’area fino a qualche decennio fa.

Finita la vostra pausa di riflessione sull’argine del Mekong e dopo esservi striracchiati a dovere dopo gli ultimi 80 km fatti, sarà un attimo percorrere gli ultimi 12 km (strada n°1290 verso nord) che vi separano dal Triangolo d’Oro propriamente detto, dove il Mekong si infila tra Thailandia, Laos e Myanmar e dove per un secolo si è mossa una quantità d’oppio pari alla quasi totalità dell’eroina consumata in tutto il mondo fino fino a qualche decennio fa, quando per un motivo o per l’altro il centro della produzione si è spostato in Afghanistan.

Cosa fare una volta arrivati al Triangolo d’Oro oltre a rimirare il panorama dei tra confini che si uniscono (non è come Risiko, non le vedrete le lineette tratteggiate tra un Paese e l’altro a meno che non ci mettete del vostro)? Un’altra volta ancora la risposta ce l’ha data in anticipo Pier con un articolo a riguardo.

 

 

Thailandia in moto
Thailandia in moto: dal Triangolo d’Oro a Thaton

 

TAPPA N°3 (140 km circa) – DAL TRIANGOLO D’ORO a THATON

Una volta che vi lascerete alle spalle il Triangolo d’Oro riprenderete la strada n°1290 verso sud tornando a Chiang Saen e poi di nuovo la n°1016 verso Mae Chan, dove dovrete stare attenti ad imbroccare la strada giusta, altrimenti sarete costretti a tornare via Chiang Rai e perdendovi il meglio. Una volta arrivati a Mae Chan vi rimetterete sulla strada n°1, o AH2 che dir si voglia, in direzione Chiang Rai, a quel punto starete attenti a svoltare a destra dopo un paio di chilometri seguendo un’indicazione per Chiang Mai, è la strada n°1130 e li diciamo che comincia davvero il bello dal punto di vista paesaggistico e motociclistico.

Si tratta di una strada secondaria (comunque asfaltata e niente male) seguendo la quale attraverserete una miriade di piccoli villaggi circondati da foresta e montagne, perfetta per non correre troppo, godendosi il paesaggio e annusando un po’ del profumo della vera Thailandia. La strada nasce come n°1130 ma proseguendo diventa prima n°1234 e poi n°1089. Da notare un paio di brevi tratti sterrati (che probabilmente troverete asfaltati in futuro) dove andare con calma qualsiasi sia la vostra esperienza motociclistica.

La vera sopresa del mio viaggio è stata Thaton, un piccolo paese quasi al confine con il Myanmar al quale sicuramente dedicherò una gita apposta nei prossimi mesi, un luogo veramente solare dove potrete trovare un po’ di turisti spaesati in mezzo a tanta tanta natura ed un sacco di Thai sorridenti e divertiti.

Io avevo già impegni a Chiang Mai per la sera e a Thaton mi sono fermato solamente a mangiare, ma ammetto di aver avuto la tentazione di fermarmici almeno per una notte. Se anche voi avrete la stessa tentazione e deciderete di cedervi, a questo link potete trovare tutte le accomodazioni in zona.

 

 

 


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TAPPA N°4 (180 km circa) – DA THATONT A CHIANG MAI

Ripartendo da Thaton sulla strada n°1089 inizia la “lunga” discesa verso Chiang Mai, caratterizzata da una strada molto bella che diventa via via più nascosta da alberi e montagne, con salite, discese, curve e tornanti che vi faranno ringraziare di essere partiti in moto. La strada, una volta passati per Fang, diventa la n°107 (e così rimarrà fino a destinazione). Circa a metà strada tra Fang e Chiang Mai (circa un centinaio di chilometri da Thaton) si incontra il Chon Dao National Park, parco nazionale che prende il nome dall’omonima montagna, una delle più alte ed importanti di tutta la Thailandia.

Per chi vuole veramente vedere le bellezze del nord del Paese una visita al Chon Dao è d’obbligo e questo giro in moto potrebbe essere la giusta occasione per farla. In quel caso non vi sarà affatto difficile parcheggiare e perdervi per i sentieri di montagna, magari pernottando in una delle diverse guesthouse/rifugi che troverete strada facendo.

Se invece la montagna non è il vostro forte o siete mossi da una qualsiasi fretta di tornare a Chiang Mai non farete altro che proseguire dritto sulla strada n°107 vedendola piano piano diventare sempre più trafficata e di più lenta percorrenza, fino a diventare quasi un normale traffico cittadino una volta arrivati a Mae Rim. A quel punto mancheranno 15 km a destinazione e non sarà difficile tenere duro, ma vi assicuro che già inizierete a ripensare a quanta natura e libertà vi siete lasciati alle spalle in uno dei migliori giri che si possano fare in Thailandia in moto.

 

Thailandia in moto | Da Chiang Mai al Triangolo d’oro: i tempi

Come dicevamo è un giro che si può fare in vario modo, io l’ho fatto praticamente di corsa e l’ho affrontato in soli due giorni: sono partito da Chiang Mai intorno alle 9.30/10.00 arrivando a Chiang Rai più o meno per mezzogiorno, ho passato la giornata tra gli amici della Chok Dee guesthouse, sono tornato al White Temple, ho fatto un giretto in moto alla Chiang Rai Beach e nei dintorni della città e poi sono tornato a fare festa in guesthouse pernottando lì. Il giorno seguente sono ripartito intorno alle 9/9.30 per arrivare nel Triangolo d’Oro, visitare la zona, passare un’oretta al Museo dell’Oppio e rimettermi in strada intorno alle 12.30/13.00.

A quel punto ho avuto un’imprevisto di cui a breve vi racconterò e mi sono rimesso definitivamente in marcia per le 14.30 arrivando a Chiang Mai più o meno alle 19.30/20.00 (compresa una pausa per mangiare a Thaton e qualche break per sigaretta, pipì e sgranchita).

Il suggerimento è di farlo almeno in tre giorni e due notti, pernottato la prima notte o a Chiang Rai o nel Triangolo d’Oro e la seconda notte o a Thaton o al Chon Dao. Ancora meglio farlo in quattro giorni e tre notti, dormendo sia a Chiang Rai che a Thaton che al Chon Dao e prendendovi tutto il tempo per girovagare in ogni singola area, cosa che io guidando di media 300 km al giorno non sono riuscito a fare.

 

Thailandia in moto | Da Chiang Mai al Triangolo d’oro: la possibile variante di itinerario

Se è la prima volta che visitate la Thailandia del nord, o se comunque non avete mai visto Mai Sai, una possibile variante all’itinerario precedente per il vostro giro in moto nel Triangolo d’Oro è appunto una visita alla strana quanto affascinante città del confine settentrionale, border tra i più trafficati che congiunge attraverso un breve ponte la Thailandia a Tachileick in Myanmar.

Mai Sai è una città che consiglio di vedere almeno una volta, è il vero regno del mercato (nero e con varie sfumature di grigio) dove comprare qualsiasi genere di mercanzia a pochissimo prezzo e luogo dove poter veramente palpare il genere di fermento che vivono le città di confine in quest’area geografica, un paese non particolarmente grande con un via vai di persone e merci da far invidia ad una metropoli.

Per visitare Mai Sai, una volta pronti a lasciare il Triangolo d’Oro, si riprenderà la strada n°1290 in direzione nord (nell’itinerario precedente la si riprendeva tornando indietro verso sud a Chiang Saen) percorrendola per circa 50 km in direzione Mai Sai. Quando poi ripartirete da lì per rimettervi in strada, prenderete la strada n°1149 che costeggia il confine di stato con il Myanmar, per poi proseguire riallacciandovi alla N°1234 di cui abbiamo accennato nella tappa n°3 dell’itinerario principale fino ad arrivare a Thaton.

Questa variante aggiungerà all’itinerario precedente altri 110/120 km circa e, soprattutto se la prima notte avete dormito a Chiang Rai, renderà saggio fermarvi a pernottare la seconda notte a Thaton o a limite al Chong Dao, perché tornare direttamente a Chiang Mai significherebbe dover guidare ininterrottamente per 400 km abbondanti e non godervi molto quel che intorno.

 

Thailandia in moto
Thailandia in moto: la mia modo dal dottore

 

Thailandia in moto | Da Chiang Mai al Triangolo d’oro: shit happens, ma qualche volta porta a del buono

Per concludere questo articolo vi lascio con un aneddoto che, dopo l’iniziale incidente, mi ha permesso di vivere una di quelle esperienze bellissime e surreali che ogni tanto capitano nel sud est asiatico e che mi fanno essere sempre più convinto che sia la scelta giusta essermici trasferito.

Sia ben chiaro, non è un invito a sabotare la vostra moto per sfidare il buon cuore dei Thai, perché non sempre le cose vanno bene allo stesso modo, ma nel caso accadesse anche a voi vi consiglio di affidarvi alle stesse certezze che mi hanno permesso di prendere la cosa con filosofia e aspettare fiducioso che l’arrivo di una soluzione.

 

SHIT HAPPENS

Poco dopo essermi rimesso in viaggio dal Triangolo d’Oro a Mae Chan la legge di Murphy mi ha fatto presente che, essendo di fatto universale, certo non mi avrebbe risparmiato nemmeno in Thailandia: esco da una curva, cambio marcia e sento un “clack”: l’acceleratore fa girare il motore a vuoto… accosto e non ci metto molto a capire cosa è successo visto che la catena della moto sta sdraiata esanime sull’asfalto.

Il vero problema in una situazione del genere è che non hai un numero d’emergenza da chiamare e nemmeno la minima idea di quale sia il grado di possibilità o impossibilità del risolvere la situazione in modo semplice, così ho potuto solamente iniziare a spingere affidandomi a due sole certezze fondamentali (che poi in verità sono solo delle grandi speranze): la prima che in Thailandia tutto è sempre facile e che quindi lo  sarebbe dovuto essere anche in questo caso, la seconda che in Thailandia certo non mancano i meccanici, il più era trovarne uno a distanza abbordabile.

Nemmeno due minuti dopo aver cominciato il mio peregrinare trascinando la moto, si materializza dal nulla questo personaggio tutto un sorriso che inizia a parlarmi in thai. Io ovviamente gli rispondo in inglese e non ci capiamo, ma la vista della catena rotta diventa linguaggio universale e conveniamo entrambi che sia il caso di andare da un meccanico.

Come fosse il gesto più naturale del mondo il mio salvatore, che intanto ha tenuto a specificare di essere birmano, comincia a srotolare una lunga sciarpa che tiene legata in vita, una stoffa veramente lunga di cui ne lega un capo al portapacchi del suo motorino porgendo poi l’altro capo a me come fossero le briglie di un cavallo. E in verità erano le briglie di un cavallo, perché sempre nella nostra lingua fatta di gesti riesce spiegarmi in buona sostanza che mi avrebbe trainato come un calesse, una sessione di wakeboard su strada a bordo della mia tavola da 150 kg. E’ ovviamente una situazione surreale, lui mi traina mentre io rido divertito da qualcosa che assomiglia tanto ad un gioco e la gente che via via cominciamo ad incrociare ride con me (o più probabilmente di me) e tutto il tragitto diventa una sorta di allegra parata fatta tra quattro gatti molto divertiti.

Il mio cocchiere mi porta fino a dentro il cortile del meccanico, il quale non ha certo bisogno di spiegazioni e traduzioni per capire che manca la catena, così si pulisce le mani lasciando quel che stava facendo, sale sul suo motorino e va a comprarne una nuova. Io sto seduto nel suo cortile, con palme tropicali, cani e gatti che giocano, e una colonna sonora che sembra proprio essere musica thai anni ’50/’60, fumo una sigaretta pensando che come al solito per trovarmi in una situazione curiosa che si farà senz’altro ricordare devo sempre prima passare attraverso un’imprevisto. Forse è un segno o forse solo sfiga.

Il meccanico torna e ovviamente ci mette sei minuti a montare su la catena nuova e a rimettermi la moto su strada, questo intanto che io tratto con il mio salvatore birmano il costo dell’intera operazione di recupero e riparazione: il salvataggio in mezzo al nulla e il rimorchio in wakeboard/calesse fino dal meccanico, il costo del pezzo nuovo e la manodopera per sistemare il tutto mi sono costati complessivamente 800 thb, circa € 18, e dal momento del guasto a quello della mia ripartenza tutta l’operazione ha preso più o meno un’ora e mezza. Sorrido dello scampato pericolo pensando a come sarebbe andata se la stessa dinamica mi fosse successa in Italia.

Così mi sono rimesso in marcia lasciandomi alle spalle il Triangolo d’Oro, una catena spaccata e un’esperienza rocambolesca che metterò da parte nel cassetto delle esperienze umane belle per le quali nemmeno dopo anni smetto mai di ringraziare.

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