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Templi e Buddismo | Doi Suthep, il tempio dei templi a Chiang Mai

 

Si chiama Wat Phrathat Doi Suthep ed è uno dei templi più importanti in tutta la Thailandia, famoso semplicemente come Doi Suthep, ovvero il nome del monte sul quale sorge guardando dall’alto tutta Chiang Mai.

Raccontandovi del Wat Phrathat Doi Suthep andiamo a concludere la breve panoramica sui principali templi da visitare una volta a Chiang Mai, città famosa per la sua abbondanza di centri religiosi e per un’atmosfera storicamente e culturalmente legata a doppio filo con la tradizione buddista.

Abbiamo presentato Chiang Mai come la Città Sacra dai Trecento Templi, vi abbiamo introdotto quelli più importanti come il Wat Phrasingh, il Wat Chedi Luang o il Wat Umong, che in qualche modo condensano vari aspetti del retaggio culturale e religioso di Chiang Mai, ora non ci resta che parlarvi di quello che in qualche modo possiamo vedere come l’anello di congiunzione tra cultura religiosa e semplice turismo da sightseeing: appunto il Wat Phrathat Doi Suthep, il tempio più spettacolare che potrete trovare in zona che però nasconde (nemmeno troppo bene, ad onor del vero) un lato oscuro non secondario: l’infinita ed inarrestabile presenza di visitatori vacanzieri che spesso rovinano il fascino religioso del luogo trasformandolo, almeno ad un primo impatto, in una vera e propria attrazione turistica.

La storia del Doi Suthep

Come spesso accade per luoghi antichi strettamente legati alla cultura locale, la fondazione e nascita del Wat Phrathat Doi Suthep è di origine incerta e per lo più legata a scenari leggendari, in qualsiasi caso risale al tredicesimo secolo dopo Cristo: la leggenda principale, detta anche dell’Elefante Bianco, parla di Sumanathera, un monaco originario di Sukhothai, che in seguito ad un sogno rivelatore si reca in viaggio alla ricerca di una reliquia sacra. Una volta raggiunto il luogo del sogno Sumanathera trova un osso appartenuto ad una spalla del Buddha, reliquia che dimostra poteri unici come la capacità di muoversi, sparire e riapparire o brillare nel buio, e che il monaco decide di portare a Sukhotai in dono al Re Dharmmaraja, monarca del Regno.

Al suo ritorno il monaco viene accolto con grande curiosità, ma una volta giunta in città la reliquia smette di mostrare le sue caratteristiche magiche, alimentando velocemente i dubbi sulla propria autenticità tanto da disinteressare Re Dharmmaraja al punto da fargli decidere di lasciarla tra le mani di Sumanathera. Le notizie su questa reliquia raggiungono velocemente Re Nu Naone, sovrano del Regno Lanna nel nord dell’attuale Thailandia,  il quale fa chiamare a sé Sumanathera per vedere in persona questa misteriosa spoglia mortale apparentemente appartenuta al Buddha, così il monaco, ottenuto facilmente il consenso del suo Re Dharmmaraja, raggiunge Lamphun, al tempo capitale del Regno Lanna.

Appena la reliquia arriva a Lamphun si rompe in due pezzi: uno viene trattenuto e conservato nel tempio cittadino, il Wat Suan Dok, mentre l’altro viene posto sulla schiena di un elefante bianco che il Re Nu Naone decide di lasciare libero di addentrarsi nella giungla. L’elefante si incammina uscendo dalla città e raggiungendo il Doi Aoy Chiang (che un giorno verrà chiamato Doi Suthep) per poi risalirlo fino quasi alla cima e fermarsi di colpo. L’elefante, dopo tre lunghi barriti rivolti a chi lo seguiva, si accascia e muore: convinto del chiaro segno dato dall’animale, Re Nu Naone ordina l’immediata costruzione di un tempio laddove l’elefante si è lasciato morire, ponendo quindi la prima stupa e fondando il famoso Wat Phrathat Doi Suthep, che da quel momento in poi non ha fatto che accrescere il proprio valore simbolico e religioso in quella che è la cultura buddista della Thailandia del Nord, e non solo.

Visitare Doi Suthep

Il tempio di per sé si presenta estremamente bello, costruito attorno al Chedi dorato che ne fa da centro ideale e arricchito da innumerevoli statue e pagode aggiunte nel tempo, simbolicamente impreziosito da elementi evocanti sia la cultura buddista (come ad esempio una copia del Buddha di Smeraldo presente anche nel Wat Pho di Bangkok o nel Wat Phrasingh di Chiang Mai) che la cultura induista (rappresentata da una splendida statua di Ganesh).

L’area templare, complice una posizione che la isola da tutto il resto, offre un’esperienza totalmente immersiva che inizia già dalla scalinata che serve risalire per raggiungere il tempio: 309 gradini che scorrono accompagnati da due immensi e bellissimi Naga (serpenti/drago propri dell’immaginario mitologico buddista) che terminano nel piazzale antistante al Chedi principale. Quando si raggiunge il tempio ci si ritrova poi totalmente circondati dalla bellezza delle sue strutture, dei suoi colori e dalla sua atmosfera quasi surreale. Potrebbe essere lo scenario perfetto, ma…

E’ qui che si rivela il “lato oscuro” del Doi Suthep, ovvero la massiva e costante presenza di turisti che sicuramente non aiutano a preservare l’atmosfera generale del luogo, affollandolo in modo non sempre ordinato e rispettoso del sua natura religiosa. Diciamo che, ad averne l’occasione, una visita al Doi Suthep in un momento di vuoto turistico sarebbe un’esperienza impagabile e completamente diversa che premierebbe tanto per cominciare l’impatto spirituale ed emotivo del luogo, non costringendo a limitarsi esclusivamente alla sua estetica, come avviene quando i pullman “scaricano” gli innumerevoli turisti armati di macchine fotografiche da un milione di dollari ed invadenti selfie’s sticks .

Altro aspetto del tutto comprensibile considerata l’organizzazione dell’area ma comunque non particolarmente piacevole, almeno per il sottoscritto, è il costo di ingresso per i turisti, che nonostante sia di soli THB 30 (THB 50 se siete troppo pigri per fare le scale e volete prendere l’ascensore) è simbolicamente antipatico trattandosi di un luogo di culto.

Il Centro di Meditazione del Doi Suthep

Quando starete passeggiando nel tempio vi capiterà di vedere i cartelli indicanti il “Meditation Center”, ovvero il centro di meditazione del tempio Doi Suthep, dove è possibile andare per ritiri in meditazione dalle durate più variabili. Il Centro di Meditazione del Doi Suthep è molto riconosciuto in quanto ad importanza, serietà e qualità del metodo proposto ed è possibile starci anche per lunghi periodi a fronte di una semplice offerta libera. Personalmente non ho esperienza se non indiretta riguardo a meditazione e centri di meditazione,  ma nonostante l’ottima nomea e l’indiscutibile fascino del luogo ammetto che non sceglierei Doi Suthep per fare il mio esordio: probabilmente sarebbe il luogo migliore per farlo, ma nello stato delle cose la massiccia presenza di turisti nell’area gioca decisamente a sfavore di chi cerca l’isolamento totale.

 

Come raggiungere il Doi Suthep

Come detto il Wat Phrathat Doi Suthep si trova in cima all’omonima montagna, un’altura che raggiunge i 1.676 metri e che si divide due cime: il Doi Pui e appunto il Doi Suthep. Raggiungere la montagna (ed il tempio) è veramente semplice e può riservarvi una giornata speciale pur non allontanandovi troppo da Chiang Mai.

Uscendo dalla Città Vecchia verso nord/ovest, imboccando la Huay Keaw Rd, dovrete semplicemente andare dritto e, una volta usciti dalla città e percorsi i primi chilometri tra tornanti, vi ritroverete ad arrivare di fronte al tempio. Il Wat Phrathat Doi Suthep dista 15 km dal centro di Chiang Mai e potete raggiungerlo attraverso un breve viaggetto (più o meno un quarto d’ora/venti minuti) piuttosto piacevole da fare in motorino e comunque comodo da organizzare con i song teaw (costa THB 40 dal Chiang Mai Zoo, dove la strada inizia a salire, circa THB 100 dalla Città Vecchia).

Ma se non avete fretta il consiglio è di prendervela con molta calma e di noleggiare un motorino dedicando alla montagna del Doi Suthep qualche ora: lungo la strada che risale la montagna, lasciando perdere la Chiang Mai Univeristy ed il Chiang Mai Zoo che troverete poco prima che inizi la salita,  avrete infatti a vostra disposizione le Huay Keaw Waterfall e (poco più su) le Mon Tha Than Waterfall per un momento di relax, natura e refrigerio, poi il Chiang Mai View Point per qualche minuto speso osservando la città dall’alto e coprendola tutta con lo sguardo, ovviamente il Wat Phrathat Doi Suthep e per finire il villaggio Mong che troverete una decina di chilometri dopo il tempio, posto ideale per respirare un po’ di vera Thailandia rurale e per bere un caffè appena tostato. Questo senza contare tutti gli altri templi e giardini che comunque si trovano strada facendo.

 

 

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